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    Disturbo Bipolare e polifarmacoterapia

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    Mabiem
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    Disturbo Bipolare e polifarmacoterapia

    Messaggio Da Mabiem il Mer Ott 11, 2017 5:51 pm


    Il disturbo bipolare si caratterizza per la presenza di forti sbalzi dell'umore, dell'energia e del comportamento è caratterizzato da episodi maniacali (fasi di eccitamento) e da depressione che possono durare giorni o mesi.
    Colpisce circa 1,2% della popolazione, e può avere una componente genetica. Spesso sono pazienti la cura psichiatrica consista soprattutto nella prescrizione di polifarmacoterapia. Questi i dati riportati da una ricerca coordinata da Lauren M. Weinstock (Psychiatry Res, 2014 Feb 1.), della Alpert Medical School of Brown University, di Providence (Rhode Island): i pazienti esaminati (230 pazienti di età =/>18 anni) assumevano mediamente 3,3 psicofarmaci e, in generale, una media di 5,9 farmaci.
    Tra queste persone, il 68% era costituito da donne. Tra le donne, inoltre, mostrando maggiori probabilità di soffrire di depressione, avere una comorbilità per disturbo d’ansia generalizzato e avere una storia di tentato suicidio, si è rilevata una maggiore propensione all’essere oggetto di prescrizione di antidepressivi, benzodiazepine e stimolanti, anche dopo controllo per la polarità umorale dell’episodio.
    Il punto su cui ci si dovrebbe soffermare non è la quantità di farmaci somministrati! È indiscutibile che la polifarmacoterapia giochi un ruolo fondamentale nella cura del disturbo, sono, infatti poche le persone che con questa patologia rispondono a un solo farmaco. Il problema è che spesso dietro tale somministrazione manca un monitoraggio adeguato alla complessità della terapia o dei farmaci inefficaci che non vengono interrotti ma a cui spesso se ne aggiungono altri con conseguente aumento degli effetti collaterali e paradossi del farmaco. Inoltre non dimentichiamoci che il monitoraggio è indispensabile per salvaguardare il paziente, come afferma il Dottor Alain Bottéro, “dal sbagliare una prescrizione in seguito a una diagnosi errata o da una propensione eccessiva al “bricolage” psicotropo.
    Un primo farmaco tarda ad agire e lo si “potenzia” con un secondo farmaco. Non accade nulla e si aggiunge un terzo farmaco. Accadono degli effetti collaterali, così tanti “correttori” appesantiscono ancora di più una prescrizione già molto carica. Per non parlare delle associazioni puramente sintomatiche in cui l’ansia dipende da uno psicofarmaco, il delirio da un altro, la depressione da un altro ancora, l’instabilità da un quarto, l’insonnia da un quinto, ecc.”
    Non dimentichiamoci che l’obiettivo del trattamento è la persona e il miglioramento del suo funzionamento psicosociale attraverso la stabilizzazione dell’umore, la riduzione della frequenza e della gravità degli episodi maniacali e depressivi, e la prevenzione delle ricadute future.
    In ]ottemperanza di ciò, oltre ai farmaci sono fondamentali la psicoterapia, la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia familiare; un connubio che consente di aiutare le persone a riconoscere il disturbo e a sviluppare la capacità di fronteggiare le cause che possono innescarlo. Un buon controllo medico e una buona psicoterapia sono indispensabili per favorire l’alleanza terapeutica e la conseguente aderenza al trattamento (compliance) così da evitare una assunzione inadeguata dei farmaci prescritti (Greenhouse et al. 2000) e migliorare l’esito della terapia.

    DR.SSA ANNA CARDERI
    Fonte: http://www.okmedicina.it/

      La data/ora di oggi è Gio Dic 14, 2017 7:28 am