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    Cerco lavoro, devo parlare del mio disturbo mentale?

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    Mabiem
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    Cerco lavoro, devo parlare del mio disturbo mentale?

    Messaggio Da Mabiem il Lun Giu 26, 2017 7:50 pm

    Se chiedessimo alla gente in generale "Una persona affetta da un disturbo mentale cronico può avere un lavoro stabile?", probabilmente la maggior parte delle persone risponderebbe di no. È stato dimostrato dalle statistiche che solo il 5-15% di queste persone ha un lavoro stabile.

    Tuttavia, se passiamo al setaccio i nomi di alcuni personaggi famosi, noteremo che alcuni di loro, oltre ad avere successo nel loro lavoro, hanno un disturbo mentale: John Nash ha vinto il premio Nobel nel 1994 ed è affetto da schizofrenia; Catherine Zeta-Jones è un'attrice di successo ed è affetta da disturbo bipolare; anche Ted Turner, fondatore della CNN, convive con questa malattia.

    Pertanto, questa difficoltà che la maggior parte delle persone affette da disturbi mentali deve affrontare nel trovare e mantenere un lavoro, è dovuta ad una difficoltà reale e oggettiva nel districarsi nel mondo del lavoro o si tratta più che altro di una mancanza di mezzi sociali per far fronte alla necessità di questa parte della popolazione?

    Il peso dello stigma sociale


    In linea generale, essere affetti da un disturbo mentale non sempre è sinonimo di disabilità, cosa questa che dipenderà dalla gravità della malattia di ogni singola persona.

    Inoltre, al giorno d'oggi, gli antipsicotici moderni permettono, in molti casi, alla persona di tenere sotto controllo i sintomi e di poter vivere una vita normale. Solo durante alcuni episodi di crisi (che si possono individuare e controllare), la persona potrebbe aver bisogno di un congedo provvisorio per malattia.

    Tuttavia, con una cura che, insieme agli psicofarmaci, includa la psicoterapia e la riabilitazione psicosociale, la persona può riuscire ad integrarsi perfettamente nella società.

    Pertanto, possiamo concludere che l'ostacolo maggiore per l'inserimento nel mondo del lavoro è lo stigma sociale, i pregiudizi che ruotano intorno ai disturbi mentali, generalmente legati alla credenza che le persone affette da questi disturbi abbiano una carenza di abilità e che possano anche essere pericolose.

    Voglio lavorare, devo spiegare quello che mi succede?


    In base alla situazione attuale, cosa deve fare una persona affetta da schizofrenia o da disturbo bipolare nel momento in cui deve affrontare un colloquio di lavoro? Dovrebbe parlare della sua malattia senza paura o nasconderla per evitare un rifiuto o un eventuale esclusione da un determinato posto di lavoro? È molto difficile rispondere a questa domanda. Le situazioni che possono presentarsi sono molte.

    Per aiutarti, analizziamo alcune possibilità.

    Se cerchi lavoro in un'azienda convenzionale...

    La prima cosa che devi sapere è che non esiste alcun obbligo legale che ti costringa ad informare riguardo la tua malattia. Pertanto, dipenderà da quanto i sintomi della tua malattia possano interferire con il corretto svolgimento delle attività lavorative.

    Nel caso ti venga richiesto esplicitamente durante il colloquio, tieni presente che mentire significherebbe, non solo creare una falsa relazione con l'azienda, ma essere esclusi da molti diritti del lavoratore.

    D'altra parte, dovrai valutare quanto sarà necessario nascondere o meno la tua malattia e in che modo ciò potrebbe influenzare i rapporti con i tuoi colleghi. La situazione potrebbe diventare stressante.

    Se cerchi lavoro in un'azienda che punta sull'integrazione


    Sapere che l'azienda in questione riceve degli incentivi per assumere persone con invalidità è importante, poiché potresti approfittare di queste offerte di lavoro, nel caso in cui tu abbia un certificato di invalidità.

    Inoltre, esistono numerosi centri per l'impiego specializzati con programmi specifici che potrebbero aiutarti.

    È vero, le persone con disturbi mentali sono spesso prive del diritto di integrarsi nel mondo del lavoro. Sono prigioniere di uno stigma che le classifica come malate e mette in ombra chi sono, cosa possono fare e gli obiettivi che possono conseguire nella vita. Questo a sua volta, limita lE loro possibilità di integrazione, scalfisce la loro autostima e peggiora la qualità della loro vita.

    Le cose cambieranno quando tutti (familiari, pazienti, datori di lavoro, personale sanitario.. ) collaboreranno per far sì che ci siano dei cambiamenti sia grazie all'informazione/formazione, sia per quanto riguarda la politica di gestione delle imprese, creando dei programmi di sostegno che rendano possibile l'inserimento nel mondo del lavoro.


    Autore: Marta Mero, Psicologo

    Fonte:https://www.personeche.it/disturbo-bipolare/salute/diagnosi/cerco-lavoro-devo-parlare-del-mio-disturbo-mentale-2804

      La data/ora di oggi è Gio Dic 14, 2017 7:28 am