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    Presso l’Umberto I Policlinico di Roma – “Sapienza” Università di Roma è attivo da diversi anni un Servizio di assistenza e cura della Malattia Bipolare

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    Mabiem
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    Presso l’Umberto I Policlinico di Roma – “Sapienza” Università di Roma è attivo da diversi anni un Servizio di assistenza e cura della Malattia Bipolare

    Messaggio Da Mabiem il Sab Giu 24, 2017 6:01 pm

    29 marzo 2013
    CONVEGNI E CONGRESSI
    Novità per la cura della malattia bipolare

    di Roberta Manfredini
    Spesso le brusche variazioni dell'umore e delle emozioni possono celare la Malattia Bipolare (MB) che comporta, invece, alterazioni ciclico-periodiche dell’umore, cioè tristezza e felicità si presentano ciclicamente amplificati e alternati a periodi di normalità e periodi di depressione. Nella MB l’instabilità emotiva rende difficile vivere la propria vita normalmente e con serenità. Si tratta di un problema che oggi si sa avere afflitto personaggi come Wiston Churchill, Vincent Van Gogh, Cary Grant.
    Presso l’Umberto I Policlinico di Roma – “Sapienza” Università di Roma è attivo da diversi mesi un Servizio di assistenza e cura della Malattia Bipolare – all’interno del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) diretto dal prof. Massimo Biondi – , in cui vengono utilizzati degli innovativi Protocolli Psico-Educativi dedicati ai pazienti bipolari e ai loro familiari.
    Prof. Biondi, ci spiega l’entità di questa malattia?
    “Stiamo tentando di introdurre delle possibilità nuove d’intervento clinico. La malattia, o disturbo bipolare,  coinvolge in Italia circa 2milioni di persone, ma se aggiungiamo anche i casi associati a depressione, si arriva anche a 6-7 milioni. La MB  coinvolge pesantemente anche la famiglia del paziente, perché chi ha una patologia di questo tipo presenta dei disturbi del comportamento e una sofferenza esistenziale che distrugge i rapporti sociali e la vita lavorativa. La MB coinvolge mente e corpo ma, se diagnosticato bene e curato con attenzione, permette alle persone di tornare ad una vita normale.
    Quali sono i sintomi più “classici” di questa patologia?
    “Sono quelli di una persona che ciclicamente ha una voglia esagerata di fare, un’iperattività e un’euforia patologica, diventando improvvisamente molto irritabili, persino aggressivi. In alcuni casi più gravi emergono addirittura condizioni di delirio. Anche il corpo però, come ho già accennato,  ne risente, perché il malato può non dormire più per diversi giorni, trascurando la propria salute fisica. Lavorando in stretto rapporto con il DEA del Policlinico, seguiamo ogni settimana diversi soggetti compromessi anche fisicamente”.  
    Come curate questi soggetti?
    “La vera cura comincia dopo la fase acuta e noi ci stiamo impegnando soprattutto per prevenire le ricadute, facendo sì che i pazienti diventino per così dire “protagonisti” della propria malattia e possano essere in grado di percepire il medico e lo psicologo clinico come alleati nel corso della cura. Facciamo per questo sedute di gruppo, diamo cioè una serie di presidi terapeutici che non sono solo farmaci ma dei veri e propri “formati informativi”, in cui vengono coinvolti anche i familiari, che possono comunicare al medico, in maniera tempestiva, i primi segni di ricaduta, scongiurando rovinose condizioni di acuzie della patologia.”
    Questi pazienti richiedono il ricovero nell’SPDC o è sufficiente il servizio Ambulatoriale e in DH?
    “Interveniamo nei tre diversi modi, a seconda della gravità del caso. Il nostro interesse, come ospedale universitario, è quello di collaborare con i vari Dipartimenti di Salute Mentale del Lazio, condividendo queste tecniche per poterle riprodurre sempre di più nella nostra Regione.”
    “Noi come Azienda – ci spiega poi la dott.ssa Amalia Allocca, Direttore Sanitario dell’Umberto I – siamo molto interessati a questo percorso diagnostico-terapeutico particolare, perché interviene in tutte le fasi della malattia, quindi il paziente è al centro nella fase di diagnosi, di terapia e nel follow up. Questa è un’esperienza che speriamo di illustrare nelle dovute formule anche agli Organismi regionali perché realizza di fatto (attraverso il coinvolgimento prima degli operatori e poi dei familiari e di chi assiste il paziente anche a domicilio) un mantenimento duraturo dei risultati ottenuti dal medico curante. Si tratta quindi di un risparmio notevole anche per il SSN perché, se il paziente rimane consolidato nei risultati, non avrà bisogno di ulteriori terapie. In qualche modo diventa, come giustamente ha detto il prof. Biondi, il “protagonista” del suo percorso di guarigione, realizzando una forma efficace di autocontrollo. Si tratta di un’esperienza assolutamente nuova – a Roma la fa solo esclusivamente l’Umberto I – e questo metodo è oggetto di un Progetto di ricerca i cui risultati verranno presentati a maggio a San Francisco. Penso che questa sia la strada giusta, perché ci consente di curare il paziente e di seguirlo dall’inizio alla fine, tutto sommato con un impegno economico contenuto, ma con un notevole impegno da parte degli operatori che al momento sono tutti precari ma che speriamo di riuscire a consolidare quanto prima.”
    Abbiamo chiesto al dott. Roberto Delle Chiaie , Dirigente medico e psichiatra presso il Reparto SPDC dell’Umberto I, di spiegarci alcuni elementi della ricerca.
    “I dati della nostra ricerca, tutt’ora in corso, hanno individuato per la prima volta al mondo che un trattamento di psico-educazione per i pazienti e per i loro familiari, in un Protocollo di 21 sedute di gruppo, permette ai soggetti bipolari non solo di migliorare la loro aderenza alle terapie e a ridurre la propensione alle ricadute, ma abbiamo rilevato anche un abbassamento significativo dei livelli di stress, misurato con il cortisolo salivare. Anche ai parenti forniamo materiale informativi, schede con informazioni su argomenti specifici, su come gestire la malattia del congiunto (per esempio su come approcciarlo quando è depresso o sovra eccitato, con quali parole introdurre un discorso, come gestire la quotidianità nell’ambiente domestico). Ci sono evidenze scientifiche che quando i pazienti e loro familiari vengono istruiti con questi Protocolli psico-educativi, a parità di terapie farmacologiche assunte, la percentuale di coloro che non ricadono è molto più elevata. Con questa alleanza, quindi, non lasciamo più i familiari soli con la malattia del loro congiunto e riusciamo al contempo a implementare l’efficacia delle cure.”


    Fonte: http://www.policliniconews.it/convegni-e-congressi/novita-per-la-cura-della-malattia-bipolare/

      La data/ora di oggi è Gio Dic 14, 2017 7:27 am